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Torino in movimento

Posted by PRES aprile - 24 - 2014 Commenti disabilitati

Il periodo di Pasqua è quello solitamente deputato alle “pulizie”, al rinnovamento, allo smaltimento delle “tossine” per poi ripartire con maggiore vigore in vista dell’estate. Quindi anche il momento in cui fare un bilancio parziale della stagione, cercando di raccogliere le idee e poi valutare con obiettività il periodo dei verdetti. Per un Comitato Provinciale grande come quello di Torino gli argomenti sul “piatto del bilancio” sono molti: ecco perché ci siamo fatti aiutare da Paolo Marangon, presidente del CP Torino, in questa opera di valutazione tra voci, risultati, certezze e un occhio al futuro.

Domanda iniziale necessaria per quanto scontata: come sta il volley torinese?

Diciamo che i numeri del nostro movimento sono fisiologicamente stabili. Rispetto allo scorso anno abbiamo avuto un calo minimo, riferito al numero di tesserati, ma quella di Torino è una delle province con i numeri migliori in tutta Italia. Abbiamo 9856 atleti, 100 società affiliate, 373 squadre giovanili, 114 di categoria provinciale, 1633 dirigenti, 600 allenatori, 161 arbitri e ad oggi sono state disputate 3697 gare. Sarebbe bello riuscire a superare quota 10.000 atleti, dato che la stagione è ancora in corso”.

Sorprende il numero dei direttori di gara…

Effettivamente il lavoro svolto sulla classe arbitrale ci ha portato ad avere numeri apprezzabili: se consideriamo che il CP Milano, che ha 4000 atleti più di noi, è a quota 173 arbitri, si capisce la nostra grande disponibilità. Siamo il 3° Comitato in Italia per numero di arbitri dietro Roma e Milano: direi un ottimo risultato, almeno numericamente”.

Scindiamo il movimento in due blocchi: un giudizio sull’attività di base…

Positivo, sono tanti i progetti portati avanti con la collaborazione delle istituzioni locali, promossi dalle Società, coadiuvati da Kinder + Sport: la voglia di diffondere il nostro splendido sport è tanta, il territorio è recettivo e un po’ alla volta il movimento sta crescendo ulteriormente. Le Società si sono consolidate, stanno mantenendo vivo il movimento, è facile incontrare realtà che anno dopo anno sono riuscite a “completare” il settore giovanile proponendo tutte le categorie”.

Per quanto riguarda il vertice, invece, sembra che in questo momento l’eccellenza del volley voglia ritornare a Torino: maschile e femminile…

L’eccellenza del volley è già a Torino. Non vorrei che ci si dimenticasse di quanto fatto finora dalle nostre squadre: in B1 femminile abbiamo tre squadre torinesi ai primi tre posti (Lilliput, Pinerolo e Chieri 76), in B1 maschile il Sant’Anna sta lottando per i playoff e il Parella ha quasi raggiunto un’ottima salvezza. In B2 abbiamo il Collegno Cus Torino nel femminile che si trova a -1 dalla capolista Castellanza, il Labor dovrebbe conquistare la salvezza, la Nuncas Chieri nel maschile è seconda in classifica. Questa è Torino, un movimento frizzante, che basa i suoi successi sulla qualità, non sulla fortuna o su progetti estemporanei”.

Quindi Torino non ha bisogno della serie A?

Torino ha bisogno della serie A come tutte le altre grandi città, ma serve una realtà costruita sul territorio, che affondi le sue radici con un settore giovanile strutturato. Le squadre prima citate sono espressione di territori di grande pallavolo, con una tradizione. Dovremmo far crescere queste realtà, non riproporre esperimenti già falliti nel recente passato. Mi sembra di vivere un paradosso…

Cioè?

Più che Torino che ha bisogno della serie A, mi sembra che la serie A abbia bisogno di Torino. Ultimamente il movimento pallavolistico torinese è accostato a realtà di vertice che purtroppo hanno dimostrato di non avere nulla a che spartire con il territorio”.

 E le voci su Cuneo in procinto di trasferirsi a Torino?

Una situazione completamente differente, stiamo parlando di una realtà consolidata e molto ben strutturata, che aveva acquisito proprio da Torino la serie A 25 anni fa e che oggi tornerebbe nel capoluogo per esigenze di sponsor. Naturalmente stiamo parlando di voci non confermate e che apprendiamo dai mezzi di informazione”.

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